|
Ho conosciuto Carmelo Lepore nel 2009, in occasione delle ricerche archivistiche che mi accingevo a svolgere presso la Biblioteca Capitolare, il Museo del Sannio e l’Archivio di Stato di Benevento per la redazione del mio saggio Potere monastico femminile nel Mezzogiorno normanno: la badessa Betlemme, confluito nel volume collettaneo «Con animo virile». Donne e potere nel Mezzogiorno medievale (secoli XI-XV), a cura di Patrizia Mainoni, Viella, Roma 2010.
Da quell’incontro nacque una collaborazione scientifica intensa e feconda, che si tradusse in una serie di campagne archivistiche congiunte presso i medesimi istituti beneventani (2009-2011).
Decidemmo fin da subito di orientare il lavoro alla redazione di un volume comune dedicato al monastero di Santa Maria di Porta Somma: io mi sarei occupata della ricostruzione storica dell’ente monastico di antica fondazione — dalle origini incerte alla demolizione trecentesca e alla successiva edificazione della Rocca dei Rettori — mentre Lepore avrebbe curato i regesti, l’edizione e la traduzione dei documenti.
La collaborazione si estese anche all’ambito didattico. Nel 2011, su mio invito, Lepore tenne presso l’Università di Bari due seminari dedicati alle carte del monastero mariano, nell’ambito dei miei corsi di Storia medievale e di Antichità e istituzioni medievali; a ciò si affiancò una visita di istruzione a Benevento.
Nel frattempo, il progetto editoriale ottenne un finanziamento ufficiale dall’Università di Bari e, a seguito di delibera del Consiglio di Dipartimento, fu stipulato il contratto di edizione con l’editore Mario Congedo. Lepore consegnò integralmente la propria parte, che fu composta dall’editore; ebbe inoltre modo di visionare e correggere le bozze.
A distanza di anni dalla sua scomparsa, avvenuta il 29 settembre 2013, il volume vede finalmente la luce nella collana editoriale dell’Università del Salento, Studi Storici - Saggi e Ricerche, diretta da Bruno Pellegrino: una collocazione fortemente desiderata dallo stesso Lepore. Pur frutto di un lavoro condiviso, l’opera rappresenta uno degli ultimi e più significativi contributi scientifici di Carmelo, testimonianza duratura del suo rigore filologico, della sua instancabile dedizione alla ricerca storica e della passione che animò costantemente la sua attività di studioso.
|