| Presentazione di Valentina Castagnolo |
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7 Incontri per Sante Simone (1823-1894)
Ciclo di conferenze per il Bicentenario della nascita dell’architetto conversanese Raccolta di saggi
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Ad aprile del 1995 nella città di Conversano si tiene il Convegno “L’architetto Sante Simone (1823-1894) e la cultura del suo tempo”, organizzato dalla Società di Storia Patria per la Puglia - Sezione di Conversano e dall’Università degli Studi di Bari, dal Politecnico di Bari, dalle Soprintendenze ai Beni culturali ed Archivistici della Puglia e della Bibliote-ca Provinciale “De Gemmis” di Bari, con l’obiettivo di studiare e far conoscere le opere e il pensiero di Sante Simone, tecnico e professionista che lavora sul territorio, muovendosi nell’ambito dell’architettura, dell’urbanistica, del restauro, e studioso attivo partecipe del dibattito ottocentesco su architettura-città-territorio, in ambito regionale e nazionale. Da quel convegno, i cui atti sono stati pubblicati da Schena l’anno successivo, sono emersi i tratti più significativi del professionista e dell’intellettuale noto per il suo impegno civile intriso di ideali risorgimentali, volto alla tutela del patrimonio architettonico della città di Conversano e della Puglia in generale. Gli studiosi coinvolti hanno affrontato anche temi più generali, per delineare un quadro ampio e articolato della cultura architettonica ot-tocentesca nel Meridione, collocando, pertanto, Sante Simone in una dimensione meno provinciale e marginale. Nel 2023, accanto alle tante iniziative culturali per celebrare il Bicentenario della nascita dell’architetto conversanese già citate dal professor Vito L’Abbate, sono stati or-ganizzati sette incontri dal carattere scientifico, durante i quali venti autori hanno provato a ripercorrere le linee di ricerca che il convegno del 1995 aveva delineato ed avviare nuovi studi su diversi temi di approfondimento relativi alla figura di Sante Simone, alla «na-tura composita della sua identità professionale», come sottolineano Angela Colonna e Marilena di Tursi, e al secondo Ottocento, «periodo storico in cui maturarono nuovi e moderni orientamenti artistici, architettonici e culturali», come ricorda L’Abbate. Occasione di dibattito e confronto, i 7 Incontri per Sante Simone hanno rappresenta-to un momento di sintesi fra ricerca, divulgazione e valorizzazione del patrimonio, in cui l’approccio scientifico si è unito a una forte dimensione partecipativa. La collaborazione fra la Sezione Sud-est Barese della Società di Storia Patria, il Politecnico di Bari, la Pina-coteca Metropolitana di Bari, il Centro Studi “Maria e Francesca Marangelli” e l’Ordine degli Architetti della Provincia di Bari ha dato luogo ad un laboratorio interdisciplinare, guidato dagli studiosi del Comitato scientifico, che ha posto al centro la figura di Simo-ne come punto di convergenza tra storia, architettura, restauro, urbanistica e cultura del territorio. Da questa prospettiva, il volume 7 Incontri per Sante Simone si configura come esito di tale percorso, un’opera collettiva che raccoglie i risultati più aggiornati delle ri-cerche, offrendo un quadro organico della figura e del pensiero di Simone, restituendo la complessità del suo ruolo nella modernità architettonica meridionale e mostrando come la Puglia e il Mezzogiorno siano stati luoghi di sperimentazione critica e teorica nel pro-cesso di modernizzazione dell’Italia postunitaria.
L’impostazione complessiva degli incontri, stabilita insieme al Comitato scientifico, aveva previsto di suddividere i contributi in tematiche disciplinari. Nel volume si ripro-pone un modello di lettura interdisciplinare che ricompone, in un quadro unitario, i fi-loni di ricerca che convergono sulla figura di Simone e che riguardano la storia e la teoria dell’architettura, gli studi letterari, la storia dell’arte e la questione dello stile, la prassi del restauro e la teoria dell’intervento, la conoscenza dell’architettura attraverso disegno, rap-presentazione e digital humanities, gli studi archeologici, l’importanza degli archivi e gli studi urbanistici, cercando di mantenere nello sviluppo del dibattito una coerenza nella conseguenzialità dei temi affrontati. In apertura, il saggio di Angela Colonna e Marilena Di Tursi indaga le tensioni che attraversano la cultura architettonica italiana ottocentesca tra cultura storica, costruzione identitaria e razionalizzazione disciplinare. Sante Simone, partecipe del dibattito nazio-nale sullo stile e sul restauro, sostiene l’autonomia del Romanico come linguaggio archi-tettonico autonomo e simbolo di identità regionale, opponendosi alla dipendenza del modello lombardo. Nel restauro dei monumenti medievali Simone propone un recupero filologico dei monumenti medievali, cedendo ad un approccio dogmatico e idealizzante, teso a ripristinare la “purezza” formale più che a conservare la complessità storica del mo-numento. Nella fase più matura, Simone mostra aperture eclettiche, adattando i linguaggi neoclassici e neorinascimentali alle esigenze urbane e borghesi, con un atteggiamento più pragmatico che teorico. La sua attività di storico e progettista contribuisce alla costruzio-ne di una coscienza patrimoniale regionale, ponendo le basi per una moderna concezione del “bene culturale” come espressione del genius loci. Nella seconda parte del contributo, le autrici inquadrano l’esperienza di Simone nel passaggio epistemologico che ridefinisce il sapere dell’architettura tra Illuminismo e positivismo. Il suo lavoro, ed in particolare il Dizionario architettonico-storico-archeologico, viene letto come un tentativo di raziona-lizzazione del sapere architettonico, attraverso il metodo comparativo, l’uso del disegno come linguaggio e la sistematizzazione tassonomica dei modelli. Simone si colloca nel momento in cui il sapere architettonico si separa da quello artistico e ingegneristico, an-ticipando la moderna idea di architettura come scienza normativa, fondata su principi di coerenza, misurazione e programmazione. Riprendendo il tema della dimensione letteraria e pubblicistica di Sante Simone, Ma-ria Aurelia Mastronardi ricostruisce la sua attività di autore di articoli e opuscoli civili. La scrittura è interpretata come strumento di partecipazione politica e culturale. L’autri-ce evidenzia l’etica della responsabilità che permea la sua opera, mostrando l’architetto come intellettuale militante, capace di unire competenza tecnica e impegno civile. Anche il saggio di Giulia Perrino si inserisce nel dibattito sulla costruzione dell’i-dentità artistica post-unitaria in Puglia, ponendo in dialogo la figura di Sante Simone con quella dell’architetto romano Ettore Bernich. Simone è una figura chiave di questa stagione, sostenitore dell’autonomia e originalità dell’arte pugliese rispetto ai modelli «importati» ed è promotore di una lettura identitaria e patriottica della storia artistica del Mezzogiorno. La sua difesa della tradizione medievale e la rivendicazione di un «Ri-sorgimento artistico pugliese» prefigurano la nascita di una retorica dell’identità regio-nale che si tradurrà nella successiva invenzione del «Romanico pugliese» come categoria storiografica. Nella seconda parte del contributo l’autrice muove dall’analisi delle parole di Simone e dal suo scritto Il Risorgimento dell’arte in Puglia (1890), per indagare la ge-nesi di una sorta di «narrazione visiva» del Medioevo e del Rinascimento pugliese che offre «uno dei più bei crocicchi dei Campi Monumentali del cimitero di Bari» con le cappelle Germinario, Maffia, Buonvino e Manzari. Il gruppo di piccole architetture rap-presentano una metafora evolutiva degli stili nazionali, dal Romanico al Rinascimento, e dunque come un programma estetico coerente con le teorie di Simone e con la visione di Bernich sul «passaggio senza soluzione di continuità» dal Medioevo al Rinascimento nel Meridione. Il contributo di Fabio Mangone affronta il tema della formazione napoletana degli architetti pugliesi dell’Ottocento, mostrando come la produzione architettonica in Pu-glia sia parte integrante, e non derivata, della più ampia cultura napoletana. L’autore si oppone a visioni localistiche che tendono a definire un’autonomia stilistica “pugliese”, sostenendo invece che la specificità regionale dell’Ottocento vada compresa come artico-lazione di un sistema professionale e culturale unitario con centro a Napoli. Nella prima parte, Mangone ricostruisce il quadro istituzionale e formativo dell’architettura nel Re-gno borbonico: l’Istituto di Belle Arti, la Scuola di Ponti e Strade e il Pensionato romano sono i luoghi dove si forma una generazione di tecnici e artisti dotati di un doppio profilo scientifico e umanistico. Dopo l’Unità, l’estensione del modello piemontese e la nascita delle scuole di ingegneria segnano la transizione verso una formazione più tecnico-scien-tifica, ma la matrice napoletana continua a plasmare la cultura architettonica pugliese fino ai primi decenni del Novecento. Nella seconda parte del saggio, l’autore presenta una serie di profili biografici che illustrano il ruolo della formazione partenopea nella costruzione della professionalità architettonica in Puglia, estendendo le riflessioni anche alla genera-zione di professionisti che opera nel periodo post-unitario. Secondo l’autore il modello napoletano non si limiti a trasmettere regole stilistiche, ma agisca come matrice culturale e professionale e la Puglia può certamente vantare «una classe professionale di una certa consistenza culturale e qualitati¬va, fortemente legata alla specificità della formazione napoletana, e non provinciale, ma addirittura in grado talora di occupare posti di rilievo nel milieu architettonico della capitale. Pur se con alcuni elementi di specificità, soprat-tutto legati alla tradi¬zione costruttiva, dunque, l’architettura dell’Ottocento in Puglia assume consi¬stenza e significato proprio in rapporto all’influenza che Napoli esercita, prima e dopo l’Unità». Il saggio di Rossella de Cadilhac si pone in continuità con i temi fin qui presentati perché nella prima parte ricostruisce il quadro storico-istituzionale che accompagna la nascita del servizio di tutela in Terra di Bari, delineando la progressiva evoluzione dal restauro empirico di metà Ottocento alla metodologia filologica. In tale contesto, Sante Simone è protagonista di una forte autonomia locale rispetto alle direttive ministeriali. Lo studio di de Cadilhac offre un contributo alla ricostruzione del restauro architettonico nella Puglia postunitaria, analizzando l’esperienza di Sante Simone quale figura chiave di una stagione di transizione, sospesa tra empirismo costruttivo e nascente approccio filologico, entrando nel merito delle principali esperienze professionali di Simone. I pri-mi interventi sulla chiesa di San Benedetto a Conversano e la cripta della cattedrale di Acquaviva delle Fonti riflettono un gusto eclettico e decorativo, ancora influenzato dal neoclassicismo e dal revival rinascimentale. In tali opere l’autore mira ad «armonizzare le stratificazioni storiche» piuttosto che a restituire una purezza stilistica, e il restauro così assume il valore di re-invenzione estetica, in linea con la cultura ottocentesca del «ripri-stino stilistico». Nella cattedrale di Conversano, invece, Simone tenta di operare una ri-costruzione della facies medievale originaria, ma la ricerca dell’unità stilistica si traduce in soluzioni artificiali e contraddittorie, dove la teoria non coincide con la prassi. Nella fase finale della sua attività, i progetti per le cattedrali di Noicattaro e Bitonto, mostrano un approccio più misurato e analitico, orientato alla lettura storica delle fasi costruttive e alla valorizzazione dell’autenticità materica, pertanto, segnano il passaggio da un restauro di gusto estetico a un restauro di indagine e conoscenza, anticipando la successiva stagione giovannoniana dei primi decenni del Novecento. I contributi di Marta Bientinesi e Candida De Toma riprendono i temi sviluppati da de Cadilhac sull’attività progettuale di Sante Simone nel campo del restauro. De Toma approfondisce la posizione di Sante Simone rispetto all’idea di un’arte nazionale italiana, mettendo in relazione il suo pensiero teorico con la prassi concreta del restau-ro architettonico. L’autrice ricostruisce il contesto culturale e politico dell’Ottocento, quando la costruzione dell’identità nazionale si riflette nella storiografia artistica. De Toma analizza la genesi del concetto di “arte italiana”, dalla pluralità delle scuole regio-nali, fino all’unitarismo patriottico postunitario, che vede nel Medioevo il momento etico e morale fondante della nazione. In questo clima, Simone aderisce al pensiero del Selvatico, per il quale l’arte medievale e rinascimentale costituiscono l’espressione più autentica dello spirito italiano e l’origine di uno “stile nazionale”. Tuttavia, l’autri-ce sottolinea come la sua formazione accademica napoletana lo mantenga ancorato ai meccanismi del classicismo, dando luogo a una tensione irrisolta fra idealismo storico e gusto eclettico. Nella seconda parte del contributo De Toma analizza la prassi del restauro nelle principali opere di Simone, confrontando le dichiarazioni teoriche con i risultati effettivi, in cui è evidente la contraddizione tra pensiero teorico in favore di un restauro filologico e il risultato degli interventi, che invece assumono un carattere eclettico e decorativo, benché nel progetto per la cattedrale di Conversano, Simone mostri il tentativo di un approccio vicino al «restauro archeologico». L’autrice con-clude che l’opera di Simone, pur segnata da limiti metodologici, rappresenta una tappa significativa nella transizione tra il restauro estetico e quello scientifico, esprimendo la complessa intersezione tra patriottismo, erudizione e modernità nella cultura architet-tonica meridionale postunitaria. Il contributo di Maria Franchini, pur occupandosi ancora del tema del restauro, spo-sta l’attenzione verso le pratiche del progetto contemporaneo. L’autrice interpreta il rilie-vo architettonico e la ricerca storico-archivistica come prassi conoscitiva e come fonda-mento metodologico del restauro. L’analisi del caso dell’acquedotto del Triglio a Taranto mette in luce l’interconnessione fra documentazione storica, rilievo grafico e decisione progettuale. La sezione conclusiva valorizza la figura di Simone come precursore di un approccio integrato, in cui la conoscenza storica guida le scelte operative. Il contributo si collega al dibattito nazionale sulla nascente archeologia dell’architettura, anticipando la moderna interdisciplinarità tra rilievo, analisi storica e progetto di restauro. In tal senso Franchini anticipa i successivi contributi che vedono le discipline del disegno e del rilievo come strumenti di lettura ed interpretazione, sia nel processo di prefigurazione dell’ar-chitettura durante il progetto, sia come approccio conoscitivo messo in atto durante lo studio dell’architettura esistente. Antesignano di questo approccio risulta ancora l’architetto e studioso Sante Simone, come evidenzia il saggio di Salvatore Di Liello che pone gli Studi sugli avanzi di Me-taponto dell’autore fra la tradizione antiquaria europea e la nascente archeologia scien-tifica post-unitaria. L’opera, con metodo tecnico e sensibilità storica, riprende gli stu-di avviati con gli scavi del duca Honoré-Théodoric d’Albert de Luynes e dell’architetto Joseph-Frédéric Debacq. Nella prima parte, Di Liello ricostruisce il contesto culturale dell’archeologia tra Restaurazione e Risorgimento, dominato dal dialogo tra erudizione europea e ricerca nazionale e descrive l’approccio tecnico-analitico gli studi di Sante Simone basati su rilievi e misurazioni metrologiche. Un’adesione quindi ai metodi ar-cheologici e i riferimenti al trattato del Luynes, di cui ne assimila le istanze scientifiche, integrandole con un’autonoma riflessione sull’architettura antica. Nella seconda parte, Di Liello approfondisce l’impatto del lavoro di Simone, il primo studioso a misurare le Tavole Paladine. Le sue osservazioni si distinguono per la precisione metrica e per la ca-pacità di collegare la pratica del rilievo all’interpretazione storico-artistica. I disegni di Simone non sono mere rappresentazioni descrittive, ma veri strumenti conoscitivi, in cui la rappresentazione diventa atto di analisi e di restituzione critica. Nella parte conclusiva del saggio Di Liello collega gli studi metapontini di Simone alla sua più ampia attività di storico e restauratore dell’architettura pugliese, sottolineando la continuità metodologica tra l’archeologia classica e la tutela del patrimonio medievale e la sua opera rappresenta una sintesi fra scientificità del rilievo e coscienza storica nazionale, anticipando la moder-na nozione di archeologia dell’architettura. Il saggio di Riccardo Florio offre una riflessione di ampio respiro teorico e metodo-logico sul ruolo del disegno come strumento di conoscenza, interpretazione e progetto nell’indagine dei patrimoni culturali, prendendo come figura di riferimento Sante Si-mone. L’autore non considera Simone solo come tecnico o restauratore, ma come archi-tetto disegnatore, capace di trasformare la rappresentazione in atto cognitivo e poetico, anticipando un moderno modo di intendere il rapporto tra rilievo, progetto e memoria. Nella prima parte, Florio inquadra il disegno come processo ermeneutico e strumen-to di «rilettura a ritroso» della forma architettonica: il disegno, attraverso la «lettura inversiva», consente di risalire alle «matrici» generative del progetto, di svelare le re-lazioni sintattiche tra segno e pensiero, e di riconoscere la genesi delle configurazioni architettoniche. Il rilievo, in questa prospettiva, non è un atto neutro, ma una forma di conoscenza trasformativa, un momento in cui la rappresentazione diventa interpretazio-ne e prefigurazione progettuale e il disegno assume una funzione euristica e rivelatrice. Nella seconda parte, dedicata a Sante Simone, l’autore mostra come l’architetto pugliese incarni pienamente questa dimensione critica del disegno. Le sue tavole del Dizionario architettonico-storico-archeologico e dello Studio del disegno architettonico dimostrano la volontà di unire osservazione empirica, rigore tecnico e sensibilità storica. Attraverso un ampio confronto iconografico e concettuale, Florio colloca l’opera di Simone in un dia-logo con Le Corbusier, Piranesi, Hilberseimer, Raffaello, Bramante e Aalto. In conclu-sione, Florio propone una visione del disegno che travalica la dimensione rappresenta-tiva, per diventare atto critico e progettuale, in grado di collegare conoscenza, memoria e invenzione. Valentina Castagnolo e Anna Christiana Maiorano riprendono il tema e portano il metodo nella proposta di realizzazione di un archivio digitale come strumento per la conservazione e la valorizzazione delle opere di Simone, pensato come ambiente inte-rattivo, che riflette la continuità tra la cultura del rilievo ottocentesca e le nuove tecno-logie di rappresentazione. Le autrici riflettono sulla fruizione digitale del patrimonio e sul ruolo delle tecnologie immersive nella conoscenza architettonica «a servizio della comunità per la valorizzazione e promozione dell’architettura». L’approccio fonde ri-cerca storica e innovazione tecnologica, segnando un significativo aggiornamento me-todologico, con l’obiettivo di delineare un programma di costruzione di archivi digitali capaci di accogliere disegni, tavole, varianti progettuali e testi, che, insieme al rilievo delle architetture, aprono alla possibilità a ricostruzioni comparate e alla verifica delle ipotesi interpretative, cioè diventano strumento di ricerca e scambio interdisciplinare. L’articolo inscrive il dibattito storico in una prospettiva di valorizzazione e accessibilità pubblica del patrimonio, ma soprattutto riconosce il valore centrale del rilievo come atto in grado di costruire un sistema di conoscenze da cui avviare qualunque processo di valorizzazione del patrimonio architettonico. Si riprende il tema dell’archivio con il contributo di Adriano Buzzanca che invece propone una riflessione di ampio respiro giuridico e culturale sul ruolo degli archivi di ar-chitetti nella tutela e valorizzazione del patrimonio culturale italiano, prendendo le mosse dal bicentenario della nascita di Sante Simone. L’autore colloca l’opera e la documenta-zione dell’architetto conversanese entro il più vasto discorso sulla protezione e fruizione pubblica dei beni culturali, sottolineando la funzione dell’archivio come strumento di co-noscenza e memoria. I materiali negli archivi di architetti pongono problemi di conserva-zione e di accesso, richiedendo un regime di tutela giuridica specifico che ne impedisca la dispersione e ne consenta l’utilizzo pubblico come beni comuni della memoria. Buzzanca, inoltre, sostiene l’importanza delle diverse forme di cooperazione pubblico-privata per la valorizzazione dei beni culturali, come accordi, convenzioni, sponsorizzazioni, erogazio-ni liberali e strumenti di programmazione negoziata. I saggi che chiudono il volume degli atti riguardano la lettura dei piani urbanistici che Sante Simone è chiamato a redigere per diverse città in Puglia. Il contributo di aper-tura di Mauro Scionti riprende il racconto della sua attività di architetto, restauratore e teorico, anche nella dimensione urbana e territoriale. L’autore muove dalla riflessione me-todologica sul ruolo dell’interpretazione «ideologica» nella storiografia architettonica, contrapponendola alla riduttiva visione di Simone come «ingegnere municipale» privo di autonomia intellettuale. Al contrario, Scionti, analizzando alcune sue opere, dimostra come esprimano una ricerca coerente di modernità, pur tra le contraddizioni di un con-testo provinciale e conservatore, in cui spesso le sue intenzioni sono ostacolate da limiti economici, politici e culturali. Simone appare così interprete di una cultura del progetto capace di mediare fra storia e modernità, tra la regola accademica e l’istanza civile. Nella sezione dedicata all’urbanistica, Scionti sottolinea come Simone, pur non elaborando una teoria esplicita della città, abbia introdotto nelle sue opere una concezione organica dello spazio urbano, anticipando un atteggiamento moderno di controllo della forma urbana e della qualità ambientale. Giuseppe Carlone esamina il piano per Conversano come costruzione di una città borghese, fondata su assi viari, piazze e spazi verdi. Il progetto urbano non si esaurisce in una sintassi geometrica, ma istituisce luoghi di rappresentanza e di servizio in grado di sostenere la crescita economica e civile. Francesco Giacovelli e Claudio Giuseppe Fusillo invece discutono il caso di Noci, argomentando la coerenza tra impianto di massima e attuazione: la definizione di assi, la costruzione della piazza e gli adeguamenti infrastrut-turali evidenziano una regia capace di mantenere nel tempo l’impostazione originaria. La documentazione d’archivio consente di seguire le varianti e di valutarne gli effetti sul disegno urbano. Infine, Giovanna Mangialardi e Nicola Martinelli affrontano l’esperienza di Massa-fra, Noci e Conversano in una prospettiva comparata, mettendo in rilievo la persistenza del modello a griglia come «invariante di pregio» e come matrice adattiva. La riflessione sul rapporto fra struttura storica e strumenti urbanistici contemporanei indica come lo studio delle permanenze ottocentesche possa orientare scelte di progetto, politiche di mo-bilità dolce e strategie di valorizzazione. Il volume qui presentato dimostra come la figura di Sante Simone consenta di osser-vare in modo puntuale l’intreccio tra storia e progetto nell’Italia postunitaria. Il percorso tematico configura un quadro unitario in cui la presenza, all’interno degli stessi atti, di contributi che adottano metodi diversi e scale diverse di lettura rafforza la tesi che la ri-cerca su Simone non si esaurisce in un profilo autoriale, ma apre ad una visione ampia e interdisciplinare della cultura architettonica dell’Ottocento in Italia meridionale e i pro-tagonisti di questa stagione di produzione architettonica e culturale formano una rete di relazioni che collegano il Mezzogiorno alle dinamiche nazionali ed europee.
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Valentina Castagnolo Dipartimento ArCoD del Politecnico di Bari
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| Presentazione di Pasquale Corsi |
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7 Incontri per Sante Simone (1823-1894)
Ciclo di conferenze per il Bicentenario della nascita dell’architetto conversanese Raccolta di saggi
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Rivolgo innanzitutto un cordiale saluto a tutti i presenti. Torno sempre volentieri a Conversano, una città che spicca tra quelle di Puglia per l’impegno profuso dalle associazioni culturali locali, tra le quali mi limito a citare, per ovvi motivi ed in primo luogo, la Società di Storia Patria, Sezione sud-est barese. Preciso subito che circoscriverò le mie considerazioni entro i limiti che considero appropriati per la presentazione di un qualsiasi libro, quelli cioè di offrirne una valutazione complessiva e di suggerire qualche pista di lettura, non oltre. Voglio ribadire in via preliminare che mi limiterò a seguire il tracciato indicato dai saggi raccolti in questo volume e ad enuclearne ciò che mi è sembrato più significativo, in rapporto soprattutto alla personalità di Sante Simone. Spetterà poi al lettore, sia quello genericamente colto sia chi abbia invece competenze specifiche, procedere ad approfondimenti ed a valutazioni critiche; l’importante è che si apra una sorta di dialogo e che dai risultati acquisiti derivino nuove proposte e nuove opportunità interpretative. Mi sembra opportuno innanzitutto riprendere alcune considerazioni già da me espresse il 12 dicembre 2023, in occasione della inaugurazione della Mostra dei documenti di archivio, nei locali del monastero di San Benedetto, mostra dedicata a Sante Simone, con il titolo Un architetto nel periodo post-unitario in Puglia, Sante Simone (1823-1894) nel bicentenario della nascita. In quella circostanza, che costituiva di per sé una premessa feconda di prospettive nell’ambito delle manifestazioni programmate per il Bicentenario della nascita di Sante Simone, non mancavo di segnalare la validità dell’iniziativa e la sua ottima impostazione di ricerca. La sede centrale della Società di Storia Patria per la Puglia, che qui rappresento, ha infatti immediatamente apprezzato e condiviso, sin dagli inizi della fase progettuale delle celebrazioni, l’impegno propulsivo ed organizzativo che la Sezione di Conversano o, meglio, del Sud-Est barese, ha messo in atto, con il sostegno ed il patrocinio del Comune, del Politecnico di Bari e di altri Enti benemeriti, ai fini di un recupero integrale della eclettica personalità di Sante Simone. Un ulteriore segno concreto di questa condivisione di intenti è del resto offerto dalla presenza, tra i curatori del volume che oggi si presenta, di Vito L’Abbate e di Paolo Perfido, entrambi nell’ordine presidenti della Sezione di Conversano o, meglio, del Sud-Est Barese. Mette inoltre conto ricordare che questa meritoria iniziativa nasce sulla base di una serie di studi precedenti, che ora sarebbe lungo menzionare. Basta, a mio parere, citare il volume miscellaneo, intitolato Sante Simone (1823-1894). Studi Progetti Cultura, catalogo delle opere a cura di Vito L’Abbate, Schena Editore, Fasano 1995, pp. 368. Su tali basi e in rapporto più immediato con la mostra del 2023, il frutto maturo può essere considerato l’attuale volume, imponente per formato e contenuti, ricco di illustrazioni e di tematiche esaustivamente approfondite. Questo volume di intitola 7 Incontri per Sante Simone (1823-1894), a cura di Valentina Castagnolo. Vito L’Abbate, Paolo Perfido [Quaderni di Architettura e Design. Monografie, 5], Edizioni Quasar, Roma 2025, pp. 334. Il libro dunque, che oggi si presenta, richiama sin dal titolo l’ambito prevalente di quella che fu l’attività principale di Sante Simone, attivo nel settore dell’architettura e dell’urbanistica. Ai fini di una valutazione ottimale e completa del ruolo da lui svolto nel contesto dei suoi tempi, sostanzialmente nel corso della seconda metà dell’Ottocento, occorre comunque prendere in considerazione vari aspetti, nessuno dei quali da sottovalutare, poiché il loro intreccio concorre alla possibilità di una formulazione che fornisca il quadro, auspicabilmente esaustivo, di una personalità poliedrica. Ciò determina, come del resto risulta previsto anche dalla programmazione generale di queste celebrazioni del Bicentenario, la opportunità di un approccio pluridisciplinare e pluridirezionale. Mi riferisco – da un lato – alla varietà, abbastanza articolata, dei suoi interessi culturali, da quelli propriamente artistici e archeologici a quelli di cultore (anche al di là dei limiti locali) delle memorie patrie; dall’altro, alla situazione politico-sociale in cui Sante Simone si trovò ad operare, e che era quella del Mezzogiorno postunitario, in fase di assestamento ed esposto a trasformazioni non sempre positive, preludio di quella che sarà la cosiddetta “questione meridionale”. È inoltre ben noto che la tipologia dei suoi interventi, dai più semplici a quelli di maggior rilievo, suscitò a suo tempo anche discussioni e critiche; è altrettanto indubbio però che hanno segnato una fase tutt’altro che trascurabile sia nella elaborazione teorica dei criteri da lui seguiti, sia nella realizzazione concreta dei suoi impegni professionali, di carattere privato e pubblico, ma soprattutto in riferimento alle operazioni riguardanti il restauro dei monumenti. Non è stato quindi un compito facile quello che gli esperti si sono trovati ad affrontare, al fine di esaminare tutta la problematica che vi è connessa e di giungere ad una lettura, in prospettiva storica, delle attività messe in atto da Sante Simone. Sono certo però che, alla conclusione di questa tappa, che corona un percorso di ricerca pluriennale, i risultati analitici conseguiti mediante le specifiche analisi possono essere considerati non solo pienamente soddisfacenti, ma anche idonei a fornire (per così dire) un imput ricco di stimoli e di ulteriori suggestioni interpretative. Questo volume raccoglie dunque in stesura completa, con il corredo delle note, dell’apparato iconografico e di quello bibliografico, i contributi presentati nel corso degli Incontri. Si tratta in totale di sedici relazioni, la cui sintesi (con i nomi dei rispettivi autori e l’oggetto delle loro principali linee interpretative) è stata riportata in una accurata formulazione introduttiva a cura di Valentina Castagnolo (pp. 17-23). Ne risulta quindi un quadro esaustivo, che si riferisce non solo alle vicende personali e professionali di Sante Simone (1823-1894), ma che ne comprende le connessioni ad ampio raggio con il dibattito culturale coevo. Il “taglio”, in generale, dei singoli interventi (tranne pochi casi) ha tuttavia in questo volume, rispetto a quelli precedenti dedicati ad argomenti analoghi o affini, una caratteristica prevalente, incentrata sull’analisi delle problematiche architettoniche ed artistiche collegabili all’opera di Sante Simone, le quali non escludono prospettive critiche sia in direzione di epoche più remote sia più recenti. Questa impostazione costituisce, a mio parere, la peculiarità del volume e ne permette una efficace integrazione rispetto alle risultanze, più specificamente definibili di tipo storico, degli studi precedenti. In complesso, il discorso che attraversa ed unisce l’una all’altra le singole relazioni offre al lettore, anche se non interessato ad approfondimenti di ambito professionale, una gamma di stimoli culturali e di intuizioni illuminanti, che costituiscono in realtà dei punti di partenza più che di conchiusa definizione. Il che rappresenta indubbiamente un pregio da non sottovalutare. Ovviamente, voglio precisarlo subito, sono stato costretto, per i limiti di tempo a disposizione e per la complessità delle tematiche che si sviluppano dal discorso principale, a sorvolare su gran parte degli aspetti collaterali al tema centrale, cioè al personaggio Sante Simone, pur riconoscendo che essi avrebbero meritato ciascuno una apposita trattazione. Non posso fare altro quindi che rinviare ad una lettura diretta degli Atti, sperando che questi pochi cenni della mia Presentazione siano sufficienti ad evocarne l’importanza. In generale, per quanto riguarda i saggi contenuti in questo volume, sono persuaso che basterebbe rinviare alla già menzionata rassegna di Valentina Castagnolo per ricavare un quadro esaustivo del loro contenuto e delle specifiche risultanze, che se ne possono trarre. A tal fine si può aggiungere utilmente la sintetica, ma puntuale introduzione di Vito L’Abbate, la cui competenza circa la biografia di Sante Simone poggia saldamente su una serie di studi, che ne hanno indagato gli aspetti più rilevanti. Poiché quindi sarebbe superfluo ripercorrere pedissequamente sentieri già battuti ed ampiamente esplorati, ho scelto di circoscrivere il mio intervento alla individuazione di alcuni nuclei tematici, quali risultano prevalenti nell’insieme delle relazioni presentate in questi 7 Incontri, tanto più che per molti versi si intrecciano tra loro e forniscono un quadro sostanzialmente unitario, pur nella varietà delle singole analisi. Per questo motivo mi sembra più che sufficiente concentrare l’attenzione sui punti essenziali, che in sintesi sono in grado di fornire le informazioni di maggior rilievo, utili sia per rintracciare le linee guida del discorso complessivo sia per intuirne i possibili sviluppi. Al lettore infatti, soprattutto se non particolarmente esperto circa le questioni trattate, occorre proporre degli orientamenti quanto più precisi possibile, anche se inevitabilmente schematici, tali comunque da suggerire un ventaglio di potenziali piste di ricerca, rintracciabili da chi sia eventualmente interessato ad ulteriori approfondimenti, nelle trattazioni a ciascuna specificamente dedicata. I. Un primo nucleo, quale ineliminabile preambolo ai successivi sviluppi, è certamente da riferire alla fase formativa della professionalità di Sante Simone. Questa si esplicò, com’è ben noto, in un arco cronologico riconducibile alla seconda metà dell’Ottocento e si diramò in vari ambiti, onde è possibile attribuirgli la qualifica di restauratore, di progettista e di storico: tutti aspetti che possono tuttavia essere ricondotti sostanzialmente alla sua attività prevalente di architetto. A Napoli soggiornò per un periodo di studio compreso tra il 1842 ed il 1847, interrotto anticipatamente per motivi di salute e probabilmente per ristrettezze finanziarie. Ivi frequentò la scuola privata di Raffaele Saponara e fece pratica professionale presso lo studio dell’architetto Giuseppe Giuliani. Al di là di questi aspetti contingenti, è indubbio che l’influenza culturale dell’antica capitale continuò nel Mezzogiorno anche dopo l’Unità d’Italia. Napoli restava infatti un indispensabile punto di riferimento, non solo perché gli architetti pugliesi potevano così completare la loro formazione in un centro prestigioso di elaborazione architettonica, ma perché l’architettura pugliese ne era in realtà una componente significativa. Su queste basi Sante Simone ebbe modo di operare non solo a Conversano, ma in molte località della Terra di Bari, sia in rapporto a committenze private, di cui restano testimonianze relativamente scarse, sia con incarichi ufficiali. Fu ingegnere municipale; professore di disegno nelle scuole tecniche; Regio Ispettore, dal 1876, degli Scavi e dei Monumenti a Conversano. II. Un secondo nucleo, inteso quale componente essenziale e costante della sua eclettica personalità, è riferibile al suo impegno civile, che lo spinse anche a comporre ed a pubblicare testi di carattere letterario e storico. Agli anni Settanta dell’Ottocento (o forse poco prima) risale il poemetto satirico La felicità d’Italia, apparentemente in forma di invettiva contro i denigratori delle sorti dell’Italia contemporanea. Un altro poemetto è del 1870, suggerito dalla mancata soluzione all’epoca della “questione romana”. All’ultimo periodo della sua vita risale un breve testo, che può essere considerato una sorta di testamento spirituale e che si distingue dalla precedente produzione letteraria, ispirata ad un moralismo spesso veemente. Questo testo si intitola I ricordi della mia fanciullezza. Le feste religiose (1894) ed è caratterizzato da un velo di ironia e di più temperata polemica contro ogni forma di potere temporale della Chiesa. Tutta la vasta produzione storica di Simone è del resto fortemente sorretta da quella che è stata definita la “passione civile”. L’opposizione al regime borbonico, alimentato inizialmente dall’influenza degli ideali mazziniani, si tradusse poi in una convinta adesione alla politica sabauda di unificazione nazionale. L’animo di Sante Simone oscilla fra la nostalgia dell’età eroica risorgimentale e la deprecazione dei suoi esiti tutt’altro che esaltanti, anzi intrisi di mediocrità e corruzione; i suoi strali polemici sono ad esempio indirizzati, verso l’esterno, contro la politica adottata dalla Francia, mentre si traduce all’interno in una serrata critica al centralismo piemontese ed a suo fiscalismo. È una tematica ricorrente, che viene riproposta nella fase conclusiva di un percorso, che si apriva man mano su nuovi obiettivi e su nuovi fermenti sociali, ma che non veniva ancora adeguatamente percepita nella sua complessità. In questo quadro, lo studio stesso della storia locale e l’analisi di monumenti, pur improntati ad un impianto rigorosamente positivistico, non si riducono mai a semplice ricerca erudita. La valorizzazione e lo studio della propria terra, con la sua storia e le sue tradizioni, non possono essere considerati come una fuga verso il passato, ma piuttosto come l’esercizio di un dovere civile. In tale ottica devono perciò essere collocati testi come l’edizione commentata delle Memorie storiche della città di Conversano di Giuseppe Antonio Tarsia Morisco (1881); l’opuscolo su La peste di Conversano negli anni 1690/91/92 (del 1892) e soprattutto la monografia intitolata Il mostro della Puglia ossia la Storia del celebre monastero di S. Benedetto di Conversano (1885), che costituisce un serrato pamphlet contro il potere temporale della Chiesa e contro il diritto feudale in genere. Più in generale queste pubblicazioni di Sante Simone attestano uno spirito patriottico fortemente sentito ed autenticamente vissuto, accompagnato dalla fiducia nella scienza e nella ragione umana, cui si accompagna la condanna di ogni forma di superstizione o di fanatismo popolare. III. Da quasi tutte le relazioni comprese in questo volume di Atti emerge una serie di elementi riguardanti la partecipazione di Sante Simone al dibattito sulle problematiche del restauro ed alla circolazione delle teorie correnti alla sua epoca. Si può affermare infatti che, con l’Unità d’Italia, l’architettura usciva dal suo ambito specialistico e diventava oggetto di una più ampia analisi, in rapporto alla sua definizione di carattere nazionale, declinato secondo gli stili delle regioni che erano confluiti nella compagine nazionale. Da questo punto di vista, acquisiva una sua indubbia centralità l’indagine storica, tra i cui protagonisti esercitarono una notevole influenza sulle idee di Sante Simone personalità come quelle di Pietro Selvatico, da cui riprende “l’educazione al vero” (cioè il contatto diretto con le opere del passato), di Demetrio Salazaro e, soprattutto, di Camillo Boito (1836-1914). Quest’ultimo, che mirava ad orientare l’architettura verso uno stile nazionale, andò maturando nella concezione del restauro una prospettiva definibile come “ricostruttiva”, mediante la conservazione della stratigrafia del monumento e della distinguibilità delle eventuali integrazioni. Sante Simone muove dagli studi francesi e tedeschi sui monumenti pugliesi, ma li riconsidera alla luce del dibattito in corso. Egli stesso si impegna in un percorso di rielaborazione teorica, che ne spiega le scelte attuate nelle operazioni di restauro da lui intraprese. Ciò comportava un attento studio del passato, la esplorazione di archivi, la paziente ricerca della documentazione, l’attenzione per ricerche archeologiche. Per questo aspetto basta menzionare lo studio su Norba e ad Veneris ossia Conversano e Castiglione (1876, rielaborato nel 1887), in cuianalizza le mura pelasgiche di Castiglione e dell’antica Norba e ne evidenzia la continuità con l’insediamento di Conversano. Non tralascia l’esame delle antiche grotte di Massafra, quasi a precorrere le più recenti ricerche sulla cosiddetta “civiltà rupestre”, né gli importanti reperti archeologici di Metaponto (Studi sugli avanzi di Metaponto, 1875), con attente misurazioni delle colonne doriche e dei capitelli del tempio extramoenia, di cui eseguì una pianta esatta. Una prova di questa ricerca teorica molto articolata è offerta dalla redazione, rimasta inedita, di un Dizionario architettonico-storico-archeologico, oltre che da una serie di altri scritti. Simone sviluppa la tesi dell’originalità dell’arte medievale pugliese, della sua autonomia dall’arte bizantina, della sua fioritura precedentemente all’arrivo dei Normanni, come frutto dell’ingegno di artisti pugliesi, della “perfezione” raggiunta ai tempi di Federico II. Il Romanico pugliese diventa lo stile di riferimento, espressione di una specifica autonomia linguistica. Per questa via giungerà a definire una componente tutta meridionale dell’architettura dell’XI e XII secolo, orgogliosamente autoctona e pertanto in grado di tenere lontane contaminazioni e influenze orientali e/o lombarde. Il restauro dei monumenti nella Puglia post-unitaria è quindi legato alla fase della rivalutazione del “romanico pugliese”; si riscopre un Medioevo dai tratti originali, esito di un intreccio di linguaggi. Sante Simone ed altri rivendicano il carattere autoctono del romanico in Puglia, espressione della identità culturale della regione. Il Revival neo-romanico costituisce quindi il perno attorno a cui ruota il restauro monumentale di quegli anni, il concetto di “stile”. Un ulteriore esito di queste concezioni appare infine nello scritto Pensieri sull’architettura medievale e poi sull’architettura pugliese (1885), ritenuto con ogni probabilità il suo saggio più tormentato. Simone fa propria una teoria evolutiva dell’architettura, che a suo parere conserva memoria di tutte le forme precedenti. In conseguenza di un lungo periodo di studi e dibattiti sulla conservazione e restauro dei monumenti, Sante Simone giunge alla ferma convinzione della partecipazione, a pieno titolo, dell’arte pugliese medievale al complesso processo di formazione di uno stile nazionale. La lingua e gli stili architettonici o pittorici del Medioevo sono la matrice prima dell’Italia come nazione, prima che come stato, ne rappresentano anzi la struttura identitaria. Si consolida così un vero e proprio stereotipo, quello del romanico pugliese, solo recentemente messo in discussione come categoria assoluta e identitaria. IV. Un quarto elemento è riferibile alla prassi, cioè alla sua concreta attività di restauratore ed alle località dove questa si esplicò. Il restauro, finalizzato alla reale rinascita del monumento, doveva essere garantito da un intervento che ne doveva riabilitare filologicamente la facies originaria. Basti pensare alle polemiche per il restauro stilistico della cattedrale di Conversano (1881). In altri contesti Simone si mostra più eclettico, ma solo per realizzare schematiche decorazioni, idonee a soddisfare il gusto tradizionale della borghesia locale. Verso la fine della sua carriera ha uno scarto più eclettico: per una chiesa nuova a Ruvo, su uno stilema romanico non disdegna il ricorso al gotico e al rinascimento quattrocentesco. Da questo punto di vista risalta l’importanza del Disegno, come interazione profonda con il progetto. Sante Simone fu infatti architetto-disegnatore; nel 1878 pubblica Lo studio del disegno architettonico. Gli attuali Archivi digitali permettono di evidenziare le potenzialità offerte dalle odierne metodologie, sia per quanto riguarda la fruizione del materiale archivistico sia anche per la elaborazione di modelli tridimensionali con il loro corredo iconografico. Gli archivi degli architetti sono quindi un valido strumento di valorizzazione del patrimonio culturale; preziosa, a tal proposito, è la documentazione proveniente dall’architetto Sante Simone e custodita nell’Archivio di Stato di Bari. Negli scritti di Sante Simone si rileva quindi un approccio metodologico rigoroso, che sviluppa uno schema potremmo dire standard e che precede l’intervento diretto sul monumento: deve esserci l’analisi delle fonti e delle situazioni storico-politiche coeve, il tutto corredato da una serie di dati tecnici e misurazioni precise. In questo schema il ruolo del disegno diventa centrale, in quanto strumento razionale che rende possibile la comparazione tra le strutture del passato. L’indagine storica deve avvalersi dunque del recupero delle fonti documentarie, dell’osservazione topografica, della lettura dell’opera dal vero, dalla sua misurazione e restituzione grafica. Su tali basi la questione dello stile emerge in tutta la sua centralità, in merito al restauro perlopiù destinato ai monumenti medievali. Simone recepisce il gusto per il Medioevo, giudicando negativo lo stile barocco e inoltre smarcandosi dal Neoclassicismo del suo primo periodo. In linea con questo sforzo di riscrittura della storia medievale pugliese si collocano gli scritti pubblicati nelle riviste «Arte e Storia» e nella «Rassegna Pugliese». Verso la fine della sua carriera si nota comunque un atteggiamento più eclettico: nella costruzione di una chiesa nuova a Ruvo, non disdegna su uno stilema romanico il ricorso al gotico e al rinascimento quattrocentesco. Anche in queste tarde oscillazioni stilistiche, Simone funge da ponte tra il dato locale e quello nazionale, fornisce anzi i presupposti per la maturazione di una coscienza storica, propedeutica, anche oggi, ad ogni consapevole politica di intervento sul patrimonio monumentale. A questi presupposti teorici Sante Simone si richiama per svolgere un numero cospicuo di interventi, resi necessari in alcuni casi anche per i lavori di adeguamento alle mutate esigenze pubbliche. A Conversano, ad esempio, l’ex convento del Carmine doveva ospitare l’ospedale di mendicità e l’asilo infantile; all’ex convento dei Paolotti, già convertito in seminario vescovile ed ampliato nel 1858, Simone dava una forte impronta neoclassica. Nel restauro della chiesa di San Benedetto a Conversano (1855-1857), cerca di armonizzare i diversi periodi storici, mediante una reimpaginazione di gusto tardo cinquecentesco. Un Iter travagliatissimo fu quello del restauro della cattedrale di Conversano; il suo progetto prevedeva la rimozione dell’apparato barocco ed il ripristino del linguaggio romanico. Ad Acquaviva, nel restauro della cripta della chiesa palatina, Simone ripropone i caratteri prevalenti rinascimentali, nei quali reinterpreta il linguaggio classico, passando attraverso la mediazione del medioevo. Non furono portati a compimento i progetti riguardanti la chiesa matrice di Noicattaro. L’analisi degli interventi di restauro da lui effettuati evidenzia sostanzialmente un atteggiamento eclettico rispetto ai problemi specifici di ogni restauro, accompagnato da continue sperimentazioni. V, Un quinto ed ultimo nucleo di questa rassegna concerne la teoria e la prassi di Sante Simone urbanista, inserite entrambe nelle trasformazioni che andavano investendo molte città pugliese. Le tipologie edilizie pensate e messe in atto nelle epoche precedenti risultavano ormai obsolete e, comunque, non più in grado di soddisfare le esigenze di una popolazione in crescita, oltre che non adeguate alle nuove aspettative sociali ed economiche, rappresentate in particolare dal ceto borghese. Con l’abbandono dei vincoli imposti dalle stringenti regole dell’architettura militare, in un numero notevole di città della Terra di Bari si procede all’abbattimento delle cinte murarie, per dare spazio all’espansione edilizia ed alla creazione di nuovi quartieri. I piani urbanistici, che procedevano a regolamentare la fondazione dell’impianto moderno, perseguivano in genere la realizzazione di un progetto razionale, mediante il potenziamento delle infrastrutture, la regolamentazione delle acque, gli approvvigionamenti ed i servizi essenziali, secondo principi di igiene e di decoro urbano. Un esempio precoce era stato offerto dai progetti murattiani e ferdinandei riguardanti il nuovo borgo della città di Bari, il cui piano di fondazione era stato affidato all’ing. Giuseppe Gimma (1812-16), il quale realizzò un impianto a scacchiera con isole quadrate e rettangolari, intersecate da una rete di strade di adeguata ampiezza. Del ruolo di Sante Simone quale urbanista possono essere menzionati almeno quattro casi esemplari: due riguardano Conversano, ove con una delibera del 1860 si diede l’avvio ad una nuova stagione urbanistica: Simone è il tecnico di fiducia che riceve l’incarico di redigere le planimetrie e la Pianta topografica dell’intero territorio. Il piano viene approvato nel 1861 e prevede, oltre alla realizzazione dei palazzi del borgo, la formulazione di un sistema idoneo a saldare il nucleo antico, caratterizzato da una molteplicità di stratificazioni storiche, con le zone di nuova espansione e, complessivamente, con il tessuto urbano cittadino. Sempre a Conversano elabora un progetto di espansione, sostenuto da una via estramurale quale tracciato di collegamento con l’abitato esistente. Per le tipologie edilizie private una maggiore libertà di scelta (a parte la precisa normativa circa gli elementi costruttivi) permette le manifestazioni di un eclettismo di solito ancorato a moduli neoclassici, alternati con inserti di gusto neorinascimentale. È ovvio che nell’ambito privato, le scelte dell’architetto Simone, del resto poco note, dovevano tener conto delle richieste della committenza ed essere quindi più propense a commistioni di stile ed a suggestioni occasionali. Ciò non toglie che Simone abbia spesso difeso sino in fondo le proprie scelte, come accaduto quando abbandona la direzione dei lavori, quasi ultimati, per la costruzione della chiesa di Gesù Bambino a Massafra (1850-1854), caratterizzata da eclettismo neo-rinascimentale, o la direzione dei lavori del palazzo del municipio di Conversano. Al piano di espansione di Conversano segue l’anno successivo (1862) l’affidamento di un progetto del borgo di espansione di Massafra, realizzato anch’esso su un impianto regolare a maglie ortogonali. A Noci riceve l’incarico (1878-1882) di sistemazione di una piazza, che era di fatto un nodo strategico della viabilità cittadina; provvede inoltre al progetto di importanti opere di ingegneria idraulica ed a proporre delle varianti riguardo all’espansione extra moenia della città; realizzate dopo la sua morte, attestano la persistente validità dei suoi progetti. In generale Simone applica, nella sua attività di urbanista, un processo di ibridazione di modelli, adattati alla situazione concreta del territorio, incardinandoli al sistema radiale preesistente, cui collega le maglie ortogonali di espansione urbana. Molto ci sarebbe ancora da dire, ma spero che questi cenni abbiano dato qualche indicazione utile. Simone funge da ponte tra locale e nazionale, recupera le tante storie locali, fornisce i presupposti per la maturazione di una coscienza storica, propedeutica, anche oggi, ad ogni politica di intervento sul patrimonio, per tutelarlo, conservarlo e valorizzarlo. Concludo con l’auspicio che questo cammino di ricerca, da tempo intrapreso con successo, faccia tesoro di tutta la letteratura storica già esistente e porti alla luce ulteriori riflessioni ed approfondimenti, non solo di carattere erudito, ma anche illuminanti riguardo ai problemi, certo diversi, ma comunque utilmente comparabili con quelli che si riscontrano nella società e nella cultura contemporanea.
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Pasquale Corsi Presidente della Società di Storia Patria per la Puglia
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Scheda bibliografica
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| A cura di: |
Valentina Castagnolo, Vito L’Abbate, Paolo Perfido |
| Titolo |
7 Incontri per Sante Simone (1823-1894) |
| Editore |
Edizioni Quasar di Severino Tognon s.r.l., via Ajaccio 41-43, 00198 Roma (Italia) |
| Prezzo |
£ 18.000 . |
| data pub. |
dicembre 2025 |
| ISBN |
978-88-5491-671-5 |
| In vendita presso: |
Su richiesta presso tutte le Librerie - online
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