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L’esistenza di organari pugliesi tra XVI e XVII secolo è una realtà storica ampiamente documentata e quindi innegabile, esattamente come la presenza in Puglia dei loro colleghi partenopei.
Preso atto della frammentarietà delle notizie pubblicate in passato e dell’importanza delle scoperte recenti, si è deciso di: collazionare le principali fonti antiche e moderne, disporre in ordine cronologico i numerosi personaggi individuati, abbozzare le loro biografie senza tralasciare alcune sintetiche note di carattere prettamente tecnico. Particolarmente interessanti sono le figure di Candiloro Fanelli da Putignano (BA) e Lupo Antonio Russo da Gallipoli (LE), artisti eclettici del Cinquecento che come il celeberrimo Giovanni Donadio detto “Mormanno” non si dedicarono alla sola arte organaria.
Evidentemente la doppia professione, prerogativa dei più talentuosi uomini vissuti in epoca rinascimentale e geniale risposta alla povertà materiale, assurge a emblema dell’operosità di un popolo (quello pugliese) che ha un unico “torto”: quello di non aver saputo conservare le proprie opere.
A un destino così triste si è sottratto l’organo a canne della chiesa matrice di San Nicola Magno in Salve (LE), realizzato dall’organaro Tommaso Mauro da Muro Leccese (LE) insieme al comasco Giovanni Battista Olgiati nel 1628 e dunque uno dei più antichi strumenti di Puglia.
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