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Occorre partire da un dato di fatto: che Teodosio Saluzzi, lucano, è tra le presenze ineludibili del teatro pugliese (e del teatro meridionale in genere), nel senso che ha operato per quasi l’intera vita nel capoluogo pugliese. Partito da una vocazione nativa, ha poi incontrato sulla sua strada - quasi fortuitamente - il grande Eduardo De Filippo, che lo ha “adottato” come suo allievo: in un incontro pubblico memorabile, Eduardo - negli anni Sessanta - fece il nome di Saluzzi come di un giovane talentuoso autore di testi teatrali, che avrebbe fatto una intensa carriera.
E Saluzzi ha poi dato ragione alle parole e alla “profezia” di Eduardo, dedicandosi totalmente al teatro, come attore, regista e - soprattutto - come scrittore di testi, per i quali dobbiamo ritenerlo un punto di riferimento, soprattutto perché il teatro di Saluzzi - come pochi altri - punta le sue carte su una “estetica” precisa, su una “visione” che ha coltivato sin dall’inizio e che possiamo far rientrare nella categoria del “grottesco”, ovvero di quel sentimento che muove al riso senza rallegrare, che rappresenta il contrasto fra la drammaticità e lo spirito parodistico (ad esempio la morte di Morgante nel poema del Pulci o alcuni episodi del don Chisciotte), linea che vede il suo capostipite nel pugliese Luigi Chiarelli (La maschera e il volto,).
Il teatro di Saluzzi fa ridere - dunque - ma è quasi sempre un riso amaro, perché dietro il riso c’è la tragedia, la sofferenza, il dramma. Ma il teatro di Saluzzi è al contempo un teatro “popolare”, nel senso che l’ambiente, i personaggi, il linguaggio, sono la rappresentazione del popolo minuto. Non è teatro borghese, insomma, né salottiero. D’altra parte -possiamo anche dire - è teatro “politico”, ovvero tende a far prendere coscienza delle problematiche sociali del nostro tempo: qui non siamo davanti a un teatro “metafisico”, ma a un teatro/verità, fortemente innervato nel presente, pur senza divenire immediatamente attuale. Questa struttura, sempre sapientemente articolata da Teodosio Saluzzi, sfocia assai spesso nel surreale, come atmosfera di sogno e di immaginazione.
Negli ultimi anni, occorre dire, Saluzzi - che qui presenta solo alcuni tra i suoi testi - tutti rappresentati con successo nei teatri non solo pugliesi e lucani, ma anche altrove (Roma, Milano), si è avvicinato anche ad un “teatro di parole”, ovvero a testi in cui il gioco di parole (direi nel solco della “letteratura potenziale” ) prende la mano all’Autore e diviene protagonista.
Teodosio Saluzzi ha quindi dato vita - nel corso di molti anni - a un “corpus” teatrale interessante e compatto, con una sua filosofia di fondo molto chiara e coinvolgente, che sia la critica che il pubblico hanno mostrato sempre di apprezzare vivamente.
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